19 Ottobre 1987: il Grande Crollo

Oggi si "festeggiano" (!) i 25 anni dal più grande crollo dei mercati azionari di tutto il mondo nell'era recente. Il 19 Ottobre 1987, in un solo giorno, a Wall Street il Dow Jones perse il 23%.
Era un lunedì, e già il venerdì precedente era stata una brutta giornata, con una caduta dell'indice americano di 108 punti.
Ma quel lunedì si giocava un'altra partita, quella della storia della finanza.
L'aria che si respirava era carica di tensione e le notizie provenienti dall'Asia resero il clima ben presto incandescente. All'epoca non esisteva internet,  le notizie viaggiavano essenzialmente via telefono e ci volle un pò di tempo per rendersi conto che quella sarebbe stata una giornata da ricordare. Tokyo chiuse con un brutto, ma tutto sommato dignitoso, -2,5%. Hong Kong invece fu subito preda della follia collettiva: -11% e decisione delle autorità locali di chiudere la Borsa per una settimana. 
I mercati europei, le cui contrattazioni cominciano appena terminano quelle asiatiche, per via dei fusi orari, furono subito affondati: Londra -11%, Parigi e Francoforte -6%. Il panico collettivo era ormai padrone della scena. Tutti, assolutamente tutti, piccoli risparmiatori e grandi investitori, vendevano. Zero compratori sul mercato ed un solo ordine: "Sell off" ("Vendere tutto") a qualsiasi prezzo.
Ma era solo l'inizio.
Durante le contrattazioni in Europa, in America, sempre grazie al fuso, parecchie società di gestione riunirono i loro operatori nel cuore della notte, o alle prime luci dell'alba, per capire cosa fare, ammesso che fosse possibile fare qualcosa.
Tutti si resero conto che sarebbe stata una giornata drammatica; addirittura quelli di Donaldson, Lufkin & Jenrette, furono sorpresi nello scoprire che il consiglio d'amministrazione aveva assunto delle guardie armate per proteggersi dai clienti infuriati.
Poi, alle 8.30 ora locale di New Jork suonò il gong, e cominciarono gli scambi: nei primi 30 minuti furono scambiate 50 milioni di azioni e l'indice scese di circa il 3%. Qualcuno si illuse che forse la giornata sarebbe finità così, con una bella batosta e nulla più. Si sbagliava di grosso. Gli scambi cominciarono ad assumere connotati frenetici, quasi schizofrenici: si scambiavano 3 milioni di pezzi a minuto e dopo un'ora dal gong l'indice Dow Jones era sotto del 6%. Ma non era ancora finita. Il vero bagno di sangue, il "washout" in gergo, stava arrivando, potente come uno tsunami. Un operatore urlò "stiamo affondando", le linee telefoniche collassarono per gli ordini di vendita e i computer, la cui potenza di calcolo era ancora limitata, riportavano prezzi "vecchi" di parecchi minuti rispetto alle quotazioni in tempo reale che si formavano alla cornetta.
A quel punto nessuno aveva la più pallida idea di cosa sarebbe accaduto: l'istinto animale prese il dominio assoluto della scena, gli ultimi eroici compratori rivendettero immediatamente quel pochissimo che avevano comprato e i prezzi crollarono definitivamente.
Nel corso di sette ore l'indice Dow Jones perse il 23%, e sul solo mercato americano vennero scambiati 604 milioni di azioni.
La mattina seguente si ricominciò sulle borse asiatiche e Tokyo, che il giorno prima l'aveva quasi scampata schiantò a -15%, con un record di sospensioni che penso sia ancora imbattutto: 247 titoli su 250 furono sospesi per eccesso di ribasso.
Poi il "mostro" arrivò in Europa, che già il giorno prima era stata bastonata, seppure non a morte come in America: tutte le borse del vecchio continente chiusero con perdite oltre il 10%, Milano compresa.
Poi  di nuovo a Wall Street, dove tutto era cominciato. L'inizio fu da Armageddon, con quasi 90 titoli sospesi, con il presidente della Borsa che dichiarò la sospensione delle contrattazioni. Ma proprio a quel punto, un secondo dopo quell'annuncio, partì un poderoso rialzo. Le contrattazioni furono riaperte e il Dow Jones arrivò a fine giornata con un rialzo del 6%.
Il mercoledì successivo tutto era finito. Dopo 48 ore di panico collettivo, durante le quali fortune costruite in decenni  evaporarono in pochi minuti ed intere carriere furono distrutte, il mondo si risvegliò come se nulla fosse accaduto e cominciò una fase di grandi recuperi.
Lo "sciacquone" (il "wash out"), era stato tirato. 
Quel 19 Ottobre deve far capire a tutti coloro che si avvicinano ai mercati azionari che lo tsunami, così come arriva, passa. E che dopo la tempesta il cielo è più limpido e terso. E la vita ricomincia. E che cedere al panico collettivo è sempre un errore.











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