L'Isola di Kish

Piccola, sconosciuta ai più, questo lembo di terra a sud dell'Iran, all'interno del Golfo Persico, potrebbe a breve diventare famoso in tutto il globo terrestre. Qui, poco più di un anno fa, è stata inaugurata la prima borsa al mondo dove si può acquistare e vendere petrolio senza dollari, ma in valute diverse: euro e yuan (la moneta cinese). Gli scambi sono praticamente insignificanti ma il valore simbolico dell'operazione è fortissimo. Il petrolio è sempre stato scambiato in dollari americani, che rappresentano, come è noto, la valuta di riferimento per tutti gli scambi internazionali.
E siccome il petrolio è il bene in assoluto più scambiato  è evidente che se questo bene comincia ad essere venduto od acquistato con valute diverse dal dollaro quelle stesse valute si apprezzano, e di molto, su di esso, rischiando, più o meno velocemente, di scalzarlo dal ruolo di valuta di riferimento. Lascio a voi pensare alle conseguenze non solo economiche ma anche politiche di una siffatta evenienza.
La Cina ha annunciato che dal 6 settembre scorso sta pagando le forniture di petrolio proveniente dalla Russia in yuan; la Russia ha accettato volentieri la cosa, anche perchè non può rinunciare ad un compratore tanto verace. Peraltro, già da qualche mese la stessa Cina pagava con la stessa valuta (la sua) scambi di varie merci con Giappone e Iran.
Il risultato di tutto questo è un crescente aumento degli scambi di beni in yuan, con una forte rivalutazione dello stesso e un conseguente incremento del ruolo di riserva di valore della moneta cinese.
Derivata seconda è la perdita progressiva di valore del dollaro americano, accentuata anche dal QE3 (tema che affronterò nel prossimo futuro) e dall'aumento a ritmi vertiginosi del debito pubblico made in USA. Tutti fattori che portano a pensare ad un futuro in cui i paesi emergenti, in primis la Cina, cominceranno a liberarsi delle enormi quantità di dollari e titoli di stato americani che detengono nei loro ricchi forzieri.


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