Argentina a rischio di un nuovo default?

Undici anni fa l'Argentina alzava bandiera bianca e dichiarava default, fallimento. Il governo decise sostanzialmente di ripudiare il suo debito e si rifiutò di pagare tutti gli obbligazionisti, cioè i sottoscrittori dei suoi titoli di Stato. In un colpo solo, milioni di famiglie sparse per il mondo (molte decine di migliaia anche quelle italiane, malamente consigliate dalle nostrane banche), si ritrovarono con in mano un pugno di mosche, e videro i loro sudati risparmi investiti nel paese delle pampas ridotti a poco più di carta straccia.
All'epoca, dopo anni di trattative, il governo argentino ristrutturò il proprio debito, offrendo per quella stessa carta straccia non più del 20/30% del suo valore nominale. Il discorso fu un pò di questo tipo: "Ti dovevo 100, ora o ti accontenti di 20 oppure fammi causa (per citare il grande Totò)". Quasi tutti, obtorto collo, accettarono. Intentare una causa internazionale ad uno stato sovrano da parte di un cittadino di Belluno (tanto per dire) non è proprio semplicissimo.
Ma negli Stati Uniti hanno la testa molto più dura, e certi sgarbi non li dimenticano. Specie un paio di fondi di investimento americani, come Nml Capital, che allora scelsero una strada diversa: quella, appunto, di portare in giudizio l'Argentina. Dopo anni di battaglie legali ieri un giudice del tribunale federale di New York, Thomas Griesa, ha ordinato a Buenos Aires di risarcire anche i proprietari di obbligazioni che non hanno aderito alla ristrutturazione del debito dopo il default del 2001. Griesa ha stabilito inoltre che finchè il Governo argentino non avrà adempiuto ai suoi obblighi non potrà pagare gli interessi ai proprietari delle obbligazioni ristrutturate. Il Paese rischia quindi un nuovo default tecnico a meno che non riesca a vincere in appello. I mercati hanno reagito molto negativamente alla sentenza di Griesa. I rendimenti dei titoli di Stato argentini hanno registrato un forte aumento. I CDS(credit default swaps) a cinque anni hanno superato 2.400 punti base e raggiunto i massimi livelli dal maggio del 2009. L'indice azionario Merval ha perso il 3,3%. Il Paese si trova così sull'orlo di un nuovo potenziale default tecnico da 24 miliardi di dollari sul debito emesso nei concambi del 2005 e del 2010.
Il Governo di Buenos Aires non l'ha presa bene, e Cristina Kirchner, che già in passato aveva assicurato "che non avrebbe pagato un dollaro ai fondi avvoltoi" sembra determinata a rigettare anche questa decisione. Il problema però è che rifiuti di questo tipo isolano completamente il paese da ogni forma di finanziamento internazionale e dal mercato del credito, precipitandolo, come è stato l'ultima volta, indietro nel tempo di almeno 200 anni.

L'Argentina è all'angolo, anche perchè entro la fine dell'anno dovrà rimborsare 4 mld di $. Il caso sta passando in sordina su tutti i media occidentali, ma potrebbe costituire un pericoloso precedente anche per altre ristrutturazioni, compresa quella greca.







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