Lo Studio Morse per il 2020

Ed Morse è un economista. Tra le altre cose, è a capo della ricerca mondiale sulle materie prime a Citigroup, una delle più importanti banche del mondo.
Nel Marzo del 2012 Ed Morse ha pubblicato uno studio, subito diventato una specie di best seller, dal titolo sintomatico: "Energy 2020: North America, the New Middle East?".
Secondo Morse, quindi, entro 8 anni il Nord America sarà, da un punto di vista del fabbisogno energetico, completamente autosufficiente. Il che comporterà non soltanto enormi cambiamenti economici, ma anche politici: gli Stati Uniti non avranno più molto interesse, ad esempio, a controllare, anche militarmente, zone strategiche del mondo come il Medio Oriente.
Già, ma come potrà accadere tutto questo?. La risposta è nella tecnologia, in particolare nelle nuove tecniche estrattive di due fondamentali materie prime: petrolio e gas naturale. Queste ultime non vengono più estratte trivellando pozzi, ma frantumando rocce argillose. Il risultato è quello di riuscire ad estrarre tali materie prime da queste rocce attraverso la tecnica del "fracking" (fratturazione idraulica): la roccia argillosa, che si chiama "scisto", è strutturata a lastre. Attraverso l'inserimento all'interno dei giacimenti di scisto di fluidi ad altissima pressione si ottiene una frattura della roccia, che libera petrolio e gas: "Shale Oil" e "Shale Gas".
Che lo scisto contenesse materie prime si sapeva da tempo, da decenni, ed anche la tecnica estrattiva era teoricamente nota. Negli anni però non era mai stata sviluppata, perchè molto costosa e soprattutto antieconomica al cospetto di un prezzo del barile che arrivò a toccare i 10 $ nei primi anni 2000.
Ora invece, complice l'alto, storicamente, costo del greggio e l'ottimizzazione della tecnica estrattiva è stato chiaramente dimostrato che conviene estrarre petrolio attraverso il fracking fino ad un prezzo per barile intorno ai 60 $. Se consideriamo che il greggio viaggia oggi intorno ai 95 $ al barile è evidente che c'è tantissimo vantaggio economico.
E così gli Stati Uniti stanno rapidamente diventando autosufficienti da un punto di vista energetico. Non a caso, un paese come il Canada, da sempre esportatore per gli americani oggi ha serie difficoltà a vendere il suo greggio. 
Secondo Morse lo sviluppo della filiera energetica, pur estremamente disordinato, è così impetuoso che gli Stati Uniti, che fino al 2007 importavano più di 5 milioni di barili al giorno (in prevalenza dal Medio Oriente e dal Golfo di Guinea) non avranno più bisogno di importare una goccia di Light Sweet già da quest’estateGià prima del 2020, dunque, gli Stati Uniti non solo saranno completamente autosufficienti ma saranno anche diventati un grande paese esportatore.
Uno studio che mette nel conto anche lo straordinario contributo dello shale gas, ovvero il metano estratto per fratturazione proprio come il petrolio. Attraverso il "fracking" si potrebbe passare dagli attuali 180mila miliardi di metri cubi di gas in riserve ai potenziali 800mila miliardi. In questo modo, in termini di anni, le riserve non durerebbero più 58 anni ma bensì oltre 200!. 
La rivoluzione energetica pone formidabili sfide a chi investe. C’era un tempo, fino a ieri, in cui funzionavano schemi molto semplici. 
Ripresa economica uguale rialzo di tutti i comparti energetici, rallentamento uguale ribasso. Lo shock da offerta in corso potrebbe però produrre un ribasso dell’energia anche in presenza di un’accelerazione del ciclo. Lo shock potrebbe poi attrarre capitali senza però remunerarli adeguatamente e la sovraproduzione potrebbe portare alla crisi (e perfino all’insolvenza) società che sembravano scoppiare di salute fino a un momento prima. C’è poi la segmentazione geografica, acuita dalla mancanza di infrastrutture di trasporto.
Al di là delle complesse ramificazioni della rivoluzione energetica resta il suo aspetto fondamentalmente positivo per l’economia globale, paragonabile per importanza strutturale al Quantitative easing. In un mondo appesantito dall’invecchiamento demografico e dalla crisi fiscale porta un sostegno decisivo. Appaiono a questo punto un po’ meno temibili, nei prossimi anni, crisi geopolitiche improvvise come la Libia del 2011 o la stessa ipotesi di un attacco all’Iran.






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