Ipse dixit

Ieri sera, a latere della riunione della Fed, Ben Bernanke ha per la prima volta supposto dei precisi limiti temporali per un eventuale piano di rientro del quantitative easing: entro fine 2013 l'inizio del riassorbimento della liquidità; metà del 2014 per portare a termine tutta l'operazione.
Dunque il dado sembra essere tratto: secondo la Fed, al momento, l'economia americana appare essere sufficientemente forte per "respirare" da sola. Il boccaglio di ossigeno fornito da anni dalla politica monetaria espansiva della banca centrale americana può quindi cominciare ad essere tolto.
Ma....ci sono dei ma. Bernanke ha affermato che il piano di riduzione di acquisto dei bonds americani sarà graduale e soprattutto avverrà solo a condizione che da qui a fine anno i segnali di miglioramento siano sostenuti e continuativi.
Inoltre, ha chiaramente affermato che la completa dismissione dei quantitatives easing avverrà solo in presenza di un tasso di disoccupazione non superiore al 6,5% (oggi è intorno al 7,5%).
Malgrado tutti questi distinguo, e malgrado il mercato obbligazionario avesse da settimane scontato questo scenario, ieri i rendimenti dei Treasuries hanno continuato a salire: il decennale statunitense viaggia ora intorno al 2,35%, ancora comunque lontano dal 2,5% che indicavo come livello oltre il quale sarà necessario invertire la rotta e riposizionare portafogli e assets di investimento.
In compenso, il dollaro ha cominciato a rinforzarsi, guadagnando in un solo giorno una figura e mezza sull'euro. Che significa tutto questo?. Che il dollaro potrebbe cominciare a comportarsi come da manuale di economia: se i rendimenti dei titoli salgono, la moneta di riferimento si rafforza. 
Ora sarà importantissimo verificare cosà accadrà nelle prossime due/tre settimane, soprattutto in relazione ai dati economici prossimi venturi. Un discorso così chiaro ha avuto il merito di definire dei tempi più o meno certi, e per i mercati la chiarezza va a braccetto con la tranquillità. Probabile dunque che la volatilità ora si attenui e si cominci a ragionare più freddamente sul da farsi. Nel frattempo l'azionario, tra alti e bassi, tiene i livelli chiave, e questo non fa che rafforzarlo. Sul fronte materie prime è sempre calma piatta.
Ultima, ma non meno importante, un'altra considerazione: qualche giorno fa Obama ha lasciato chiaramente intendere che Bernanke, a Gennaio 2014, non sarà riconfermato a capo della Fed. Sarebbe il suo terzo mandato e per il Presidente è troppo. Questo da un lato delegittima un pò il potere di Bernanke stesso, dall'altro apre scenari incerti sul suo successore, rimescolando così parzialmente le carte.




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