venerdì 28 giugno 2013

L'Oro è raso al suolo

Spettacolari, violente e brutali: sono queste le sedute giornaliere di contrattazioni a cui l'oro è sottoposto da molti mesi a questa parte. Ieri ha sfondato al ribasso un baluardo fortissimo, che sembrava inespugnabile: 1.200 $ l'oncia. Il livello di prezzo equivalente al costo di produzione!. In altre parole, sotto 1.200 $ estrarre, lavorare e vendere oro non conviene. Per tutti coloro che lavorano in questa filiera sotto tale livello è più conveniente incrociare le braccia ed andare al mare.
Eppure è andato sotto: 1.193,50. Dai massimi a quasi 1.900 $ dollari l'oncia significa una discesa, praticamente senza ordine di continuità, del 37%. E non si capisce dove sia il fondo, il bottom.Si vende perchè non c'è inflazione, da nessuna parte o quasi. Non certo in Europa, dove siamo al limite della deflazione. Non certo negli USA (1,4%) e nemmeno tra gli emergenti. L'oro è un bene rifugio, e si compra quando si ha la sensazione che la carta moneta, a causa dell'inflazione, perda potere d'acquisto nel corso degli anni. E' "l'antidoto" all'inflazione per eccellenza. Perchè ha la qualità più grande che occorre per definirsi antinflattivo: la rarità. Un bene raro è un bene prezioso. Dunque mantiene il suo valore nel tempo. Lo avevano capito fin dalla preistoria. Ma il mondo 2013 è un mondo senza inflazione, perchè è un mondo in crisi. E così il prezzo dell'oro scende, si contrae, al limite dell'implosione.
La discesa dell'oro è la migliore cartina di tornasole del mio ragionamento sulla convinzione che quella passata a cavallo tra maggio e giugno sia stata una forte correzione dei mercati e poco di più ( questa settimana, peraltro, azionario e obbligazionario hanno avuto una bella boccata d'ossigeno): dollari e yen gettati dai cieli con gli elicotteri avrebbero dovuto, in un mondo in vera crescita, portare a rialzi dell'inflazione a due cifre, con rendimenti dei titoli in ascesa violenta. E, come si dice in gergo, "gran denaro" sull'Oro. E invece.....1.193,50.


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