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Visualizzazione dei post con l'etichetta attualità

Il dilemma dei Rendimenti

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Il 2018 si avvia ad essere un Annus Horribilis per il mercato dei bonds, di qualsiasi natura essi siano. Dalla tagliola non si è salvato nessuno: Governativi di breve, medio e lungo termine; Corporate ed High Yield. Hanno perso tutti; chi più, chi meno, a seconda della duration del portafoglio, del perimetro di investimento e delle scelte più o meno giuste. Ma di fondo hanno perso tutti. Da Ovest ad Est del globo. Da nord a sud. Come mai?. La risposta più facile, scontata ed ovvia sarebbe quella di dare la colpa al rialzo dei rendimenti: come sempre accade, se le nuove emissioni di titoli offrono un tasso di interesse superiore a quelle precedenti il mercato sottoscriverà le prime e venderà le seconde. Queste ultime, sotto la pressione dei venditori, si vedranno ovviamente decurtare il prezzo, con ripercussioni sul loro "valore effettivo" (cerco di usare termini non tecnici ma il più comprensibili possibile), determinato dall'insieme dell'interesse pagato (ce...

Venezuela, è "default parziale"

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Era nell'aria da settimane, probabilmente anni. Poche ore fa l'annuncio ufficiale dell'Agenzia di ratings S&P: il Venezuela, non avendo  rimborsato due obbligazioni governative per un valore complessivo di circa 200 milioni di $, è stata dichiarata in default."Selective Default", per la precisione, ossia default parziale, ma la sostanza è che con questa decisione si apre la porta ad un default generalizzato di tutto il debito pubblico del paese. La decisione è stata presa ieri, dopo i canonici 30 giorni di attesa che i mercati concedono oltre la data  di scadenza ufficiale di un titolo. Non è servito un tentativo in extemis di mediazione con i creditori: la riunione andata in scena ieri tra il governo di Caracas e circa 100 investitori internazionali è terminata in un nulla di fatto. Maduro continua a sostenere che il governo non dichiarerà mai il default ma di fatto lo ha già fatto, non avendo provveduto al rimborso del debito e soprattutto non avendo ...

Jerome Powell nuovo presidente della Fed

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Equilibrato, ragionevole, pragmatico: Jerome Powell,classe 1953 (nella foto)  è il nuovo presidente della Fed, la banca centrale degli USA. Prende il posto dell'ottima Yanet Yellen, a sua volta subentrata al mitico Ben Bernanke, colui che dovette gestire, tra mille difficoltà, la crisi dei mutui subprime del 2008, che scatenò una lunga crisi economica mondiale non ancora del tutto scomparsa. Per l'ambitissima carica di presidente della Fed la scelta, alla fine, si era ristretta a tre candidati: la riconferma della Yellen, l'ipertecnico Taylor (un "falco" repubblicano) e lui, la "colomba" Powell, anch'esso repubblicano ma già nel board della Fed dal 2012 su nomina di Barak Obama. Jerome Powell diventerà effettivamente presidente a partire dal Febbraio 2018; ad oggi è il braccio destro della Yellen e la sua nomina, da parte di Trump, ha un solo significato: continuità. Powell è un convinto sostenitore della politica monetaria espansiva condo...

19° Congresso del Partito Comunista Cinese: punto di svolta?

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Il 18 Ottobre prossimo sarà una data importante: si apre infatti il 19° Congresso del Partito Comunista Cinese, che si svolge ogni 5 anni e che storicamente detta le linee politiche ed economiche per il successivo quinquennio. E' un appuntamento rilevante non soltanto per il paese della Grande Muraglia, ma anche per il resto del mondo, e naturalmente, per quanto mi compete, per i mercati finanziari, azionari ed obbligazionari. Detto per inciso: l'economia cinese resta in ottima salute, il suo ciclo economico è tuttora bene impostato (6,7% di crescita del Pil nel 2016, 6,9%-addirittura- nel secondo trimestre del 2017), con risultati superiori alle aspettative e poche nubi all'orizzonte, che al momento non costituiscono un grande problema ma che potrebbero generare in futuro qualche temporale di non poco conto. L'appuntamento di questo ottobre è molto importante non tanto per la conferma del leader Xi Jinping (sembra scontata la sua rielezione) quant...

L'economia di Kim!

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Ho deciso di parlare di lui, Kim Jong Un, padre-padrone della Corea del Nord, per il mio primo post della "seconda era" del Blog (a proposito, questo è il 194° post in tutto, ancora poco ed arriverò a sorpassare anche l'epopea del "Trono di Spade"!). Tralasciando le improbabili grisaglie grigio verdi del nostro, la sua ancor più improbabile capigliatura (frutto di un giardiniere con tagliaerba riciclato a barbiere con rasoio?) e la smodata passione del nostro per razzi, bombette nucleari, tric e trac e tutto quanto in grado di esplodere, vorrei qui parlare un pò di come vanno le cose a casa sua da un punto di vista economico. Perchè su giornali e media di lui si è detto molto, mentre invece pochissimo si è scritto delle condizioni economiche del paese che governa con pugno di ferro (pare abbia fatto uccidere un suo zio traditore utilizzandolo al posto delle sagome di legno per le esercitazioni di sparo dei carri armati!). Trovare dati attendibili su q...

Riapre il Blog....

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Gentili clienti, Cari Amici, ebbene si, ho deciso di riaprire il mio Blog. Da oggi Investimeglio.blogspot.it tornerà a dispensare odiose pillole di finanza, noiose teorie di asset allocations, insopportabili approfondimenti delle notizie più rilevanti che riguardano il risparmio e quindi i nostri pochi o tanti averi. Ho deciso di ricominciare spinto dalle vostre sollecitazioni, che mi hanno fatto un grande piacere. Non so con quale frequenza tornerò a pubblicare posts. Per il momento ho un pò aggiornato la grafica e conto di tornare a pieno "regime" dal mese di Ottobre. Certamente scriverò solo quando ci sarà realmente qualcosa da dire. Il tempo e la personale predisposizione mentale all' "essenziale" mi impediscono di tormentarvi troppo!. Se i miei posts vi piaceranno non esitate a condividerli con i vostri amici, i vostri conoscenti, i vostri familiari. In tal modo mi aiuterete a rendermi noioso con sempre più persone (bisogna essere ambi...

Drogati fino al collo

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Torno a scrivere un post dopo oltre un mese dal precedente. Onestamente, non avevo (e non ho) molto da dire. Le massicce dosi di "droga" iniettate dalla Fed, dalla Bce e dalla Boj, con i loro giganteschi piani di stimolo monetario, hanno creato una realtà parallela: le borse salgono, i mercati obbligazionari volano e le economie reali, quando va bene, ristagnano. Didier Saint Georges, numero due di Carmignac, nella sua nota mensile (lucidissima come sempre) sostiene che viviamo nella "scarsità" di crescita. Scrive Saint-Georges che il 2015 magari sarà un anno di ripresa, grazie soprattutto all'euro debole, ma non dovremo aspettarci rialzi del Pil in giro per l'Europa superiori, al massimo, all'1%. Una ripresa dentro un trend decennale ormai di declino e recessione. Trend che per vari motivi-crescita demografica bassa, riforme istituzionali e non appena abbozzate, etc- rimarrà sostanzialmente invariato. Dentro questo contesto l'ammirevole, per ...

Yanis Varoufakis: il Guerriero Greco

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Enea, Ulisse, Patroclo, Achille. Eroi della mitologia greca. Guerrieri del passato. Oggi, forse, la penisola ellenica ha trovato il suo guerriero del terzo millennio: Yanis Varoufakis, il neo ministro delle Finanze del governo di Alexis Tsipras. Un duro, Varoufakis. A partire dal suo look informale, fatto di camicie fuori dai pantaloni, giacconi di pelle, scarponcini alti, ed il rigoroso rifiuto della cravatta d'ordinanza. E già questo, per me, è un segnale di discontinuità con i soloni di Bruxelles, con le liturgie e gli orpelli del cerimoniale europeo. Ma Varoufakis è un duro anche a parole, e a fatti: "la Grecia non riconosce la Troika, comitato costruito con cemento imputridito"; "siamo d'accordo nel non essere d'accordo"(riferendosi oggi all'incontro con il ministro delle finanze tedesco). Ed ancora, a proposito di fatti: su sua iniziativa il primo atto della prima riunione del neo governo greco è stato il blocco del decreto attuativo della p...

Rendimenti subatomici

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Ogni giorno, spesso più volte al giorno, leggo i rendimenti dei titoli di stato in circolazione nel mondo. Sarà perchè  Bloomberg ha appena cambiato la sua interfaccia grafica (più accattivante devo dire) ma l'ultima volta che l'ho fatto, pur conoscendo praticamente a memoria quei dati devo dire che ne sono stato sorpreso. Sciorinandone qualcuno penso che anche voi proverete lo stesso stupore. Oggi sottoscrivere un Bund (titolo di stato tedesco di durata pari a 10 anni) rende, LORDO, un interesse ANNUO dello 0,35%. La versione trentennale (30 anni...) offre un tasso di interesse, LORDO ANNUO, dell' 1,03%.  Si dirà: certo, il rendimento è inesistente (anzi decisamente negativo considerando oneri, commissioni e tassazioni varie) ma è tale in quanto non c'è niente di più sicuro al mondo che comprare un titolo tedesco. Pochissimo rischio, pochissimo rendimento. Che dire però di un Oat (titolo di stato francese sempre a 10 anni) che "offre" un rendimento...

Finally....Mario!

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Parafrasando la frase di benvenuto che i supporters del Liverpool dedicarono all'arrivo di Balotelli tra i Reds (poi sappiamo come sta andando a finire....) ecco dunque che  finalmente, dopo troppi mesi di attesa, anche la Bce ha compreso che non è più tempo di fioretto, ma di clava. La stampa ha parlato invece di bazooka, forse esagerando nel giudicare il primo "quantitative easing" dell'istituto di Francoforte. Sottolineo subito il "primo", perchè non è escluso (lo ha detto anche la Bce stessa) che a Settembre 2016, quando il piano terminerà, non ne possa partire un secondo. Dipenderà da come saranno, per allora, gli indicatori economici. Ricordo a tutti che negli USA, prima di vedere risultati tangibili in termini di crescita e soprattutto di occupazione, ne hanno dovuti varare ben tre. Uno più imponente dell'altro. Ma veniamo alla "ciccia" che Draghi ha gettato in pasto ai mercati: 60 mld di € al mese di acquisto di titoli di stato, ...

Quasi tutto previsto....

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Nei mesi scorsi ho più volte scritto della probabile discesa del prezzo del petrolio a livelli intorno ai 60 $ al barile. Il 16 Ottobre scorso avevo scritto un post specifico sull'argomento, spiegando che la vertiginosa discesa era ed è attribuibile quasi esclusivamente alla volontà dei paesi produttori del Medio Oriente di tenere fuori dal mercato del greggio gli USA, ormai protagonisti del settore grazie al celeberrimo "Shale Oil", il petrolio estratto attraverso il fracking, procedimento assai costoso ed antieconomico con un prezzo del barile, appunto, intorno ai 60 $. Oggi il "Light Crude" quota intorno a 55 $: direi che ci siamo. Nel senso che non credo che il prezzo scenderà ulteriormente. L'obiettivo è stato sostanzialmente raggiunto: spingere i prezzi ancora più giù comincerebbe ad essere un problema di redditività anche per paesi come l'Arabia Saudita. Più facile prevedere invece una prolungata (mesi?) fase di stabilizzazione intorno a questa...

Esito referendum svizzero: proposte tutte bocciate!

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Tutti e tre i referendum svizzeri di cui avevo scritto tempo fa sono stati bocciati. Dunque niente ritorno parziale al "Gold Standard", e nessun cambiamento nella politica aurifera elvetica. Immediati i contraccolpi sull'oro giallo, con le quotazioni che sono tornate intorno ai 1.100 $ dollari l'oncia, dunque sui minimi di lungo periodo. Fino a pochissimi giorni prima dei referendum si era invece assistito ad un robusto rimbalzo, che aveva portato i prezzi a ridosso di 1.200 $. Cambio franco svizzero/euro dunque stabile in area 1,2 e un'altra mina vagante schivata dai mercati finanziari. Schiacciante la vittoria del No, con oltre il 70% dei consensi. Un esito che invece era apparso in bilico fino a pochi giorni fa, con i sondaggi che sembravano presagire un testa a testa. Evidentemente gli svizzeri hanno capito che gli svantaggi potevano superare i benefici e si sono comportati di conseguenza.

Giappone: crollo del Pil!

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Veramente una sorpresa il dato sul Pil del terzo trimestre giapponese: -0,4% rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno. Addirittura -1,6% il dato annualizzato. Una botta di quelle dure da digerire. Un colpo quasi mortale alle politiche ultraespansionistiche della Boj, una mazzata che pare abbia convinto il premier Abe ad andare di nuovo alle urne. Un dato che francamente nessuno si aspettava così negativo, me compreso. Difficile anche capire come mai la seconda economia del mondo abbia avuto un simile andamento, anche considerando il fatto che all'inizio l' "Abenomics" aveva dato ottimi segnali, con un Pil 2013 cresciuto dell' 1,3% su base annua. Abe e Kuroda, il potente capo della Banca Centrale del Giappone, avevano messo sul piatto della crescita potentissimi strumenti: il taglio dell'iva, una politica monetaria a briglie scioltissime, con un QE impressionante per dimensioni e modalità, ed infine un'aggressiva serie di riforme. Eppure, n...

Killer Date: 30 Novembre, Svizzera

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L'incipit del mio blog mi ricorda ogni volta che l'obiettivo che mi sono posto aprendolo è quello di cercare di aiutare il lettore a vedere per tempo "la curva improvvisa, il dosso nascosto, l'incrocio lontano". Ebbene, il 30 Novembre prossimo potrebbe essere una data da non trascurare per il mercato dell' oro e delle valute in genere. Anzi, a dirla tutta, potrebbe essere una "killer date". Di cui ancora in pochissimi parlano, seppure manchino appena 26 giorni. In Svizzera, infatti, si vota su un referendum propositivo assai singolare: tre FONDAMENTALI proposte che se dovessero ottenere la maggioranza dei voti provocherebbero sconquassi inimmaginabili. Vediamole: 1) rimpatrio di tutto l’oro detenuto come riserva che oggi si trova al di fuori del territorio svizzero (vale a dire circa un 50% del totale).  2) il divieto per la Banca Centrale Svizzera (SNB) di vendere ORO in futuro. 3) un parziale ritorno al “gold standard”. La banca centr...

Stress Test: domenica i risultati

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Domenica, finalmente, dopo mesi di lavoro la BCE comunicherà gli esiti degli stress test a cui ha sottoposto tutti i più importanti istituti bancari europei. Attraverso l'analisi di una serie  di parametri, i tecnici guidati da Mario Draghi stileranno una sorta di "promossi e bocciati". Al momento le indiscrezioni parlano di 11 banche che non hanno superato gli "esami". Tre di esse sarebbero italiane: Monte dei Paschi di Siena, Cassa di risparmio di Genova e Banco Popolare. Nomi peraltro di cui già da tempo si conosceva la precaria situazione finanziaria. Banca Intesa sarebbe invece la banca più solida, insieme a Mediobanca, Ubi ed Unicredit (quest'ultima con i soliti problemi delle controllate nell'Europa dell'Est). Delle altre 8 ci sarebbero istituti ciprioti, greci e soprattutto, e qui potrebbe stare il "big problem", due banche tedesche di rilevanza mondiale. Di una circola già il nome: Deutsche Bank!. Le banche che non passeranno gl...

Petrolio a volontà!

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Il 6 Maggio 2013 scrissi un post (che potete trovare con la funzione "cerca" all'interno del blog) dal titolo "Lo studio Morse per il 2020". In esso evidenziavo i risultati a cui arrivava proprio Ed Morse analizzando gli scenari prossimi venturi per il petrolio, soprattutto in relazione alla nuova e rivoluzionaria tecnica estrattiva denominata "Fracking": gli USA, secondo Morse, entro appunto il 2020 sarebbero stati completamente autosufficienti per quanto riguardava il fabbisogno di Oro Nero, potendo contare, insieme al Canada, su enormi giacimenti argillosi pieni di particelle di petrolio. Ricordavo allora che il prezzo di mercato efficiente per questo tipo di tecnica estrattiva era intorno ai 60 $ al barile: in altre parole, estrarre attraverso il fracking il cosiddetto "Shale Oil" sarebbe stato economicamente conveniente fin quando il prezzo del petrolio al barile non fosse sceso sotto tale livello. Ebbene, Ed Morse si è sbagliato: gli...

Avanti un altro!

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Per la serie "sotto a chi tocca", o se preferite "avanti un altro", da qualche giorno un nuovo incubo default percorre i desks degli operatori finanziari. Stavolta, sotto la lente d'ingrandimento, è finito il Venezuela.  Paese ricchissimo, pieno di giacimenti petroliferi (e non solo), il paese ancora orfano del carismatico leader Chavez, attualmente sostituito dal mediocre Maduro, in questi giorni vive ore di forti tensioni. L'inflazione è oltre il 60% annuo e la moneta locale, il Bolivar, si svaluta ogni giorno di più. Ad Ottobre, poi, il Venezuela dovrà rimborsare due bond per un totale di circa 4,5 miliardi di $ e non è ancora chiaro come e se riuscirà ad adempiere ai suoi debiti. Non a caso, i CDS (i credit default swaps, sorta di assicurazioni contro il default di un paese impossibilitato a rimborsare i suoi titoli) sono schizzati in pochissimi giorni a vette inesplorate, decretando di fatto uno stato di massimo allarme. Strano, come detto, per u...

Il referendum scozzese

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Il prossimo 18 Settembre, notizia ormai già ben battuta dagli organi di informazione, la Scozia deciderà il suo destino: rimanere nel Regno Unito o diventare uno stato indipendente. Il referendum fu fissato un paio d'anni fa, ma solo da qualche giorno l'opinione pubblica ne è stata edotta. Questo perchè finora tutti i sondaggi, tranne uno (il penultimo ad oggi), davano per schiacciante la vittoria degli Unionisti, cioè di coloro decisi a rimanere all'interno del Regno Unito. Poi questo sondaggio che ha ribaltato, provvisoriamente, il risultato: Indipendentisti avanti di un paio di punti. Si potrebbe profilare quindi un testa a testa, con un finale tutt'altro che scontato. E' piuttosto semplice prevedere che in caso di vittoria degli Unionisti i mercati non avrebbero ripercussioni di alcun tipo, nè positive nè negative. Il referendum sarebbe visto come poco più di un velleitario tentativo autonomista. In caso di vittoria degli  Indipendentisti, invece, il quadro...

L'incredibile previsione di Laszlo Birinyi

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Laszlo Birinyi è un analista finanziario e proprietario della "Birinyi Associates", società di consulenza in assets managments. Insomma, si occupa di mercati, in particolar modo dei mercati azionari.  E' un personaggio piuttosto pittoresco, non distante da altri di cui ho avuto modo di parlare in questo blog: Warren Buffett, George Soros, Bill Gross, etc... Certo però che nessuno come lui, quattro anni fa, ebbe il coraggio ed il fegato di esporsi tanto in una previsione finanziaria  che al momento si sta, incredibilmente per le dimensioni della stessa, avverando. Nel 2010 l'amico Laszlo la sparò grossa, grossissima: il rialzo del mercato azionario americano non si sarebbe interrotto prima di aver raggiunto la stratosferica soglia di 2.400 punti dell'indice S&P 500.  In quello stesso anno l'indice in questione viaggiava a meno della metà. Fu preso per un pazzo, anzi, per dirla tutta data l'età, per un rincoglionito!. Oggi siamo ad un soffio dai...

Tanto tuonò che alla fine piovve....Argentina adios

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La telenovela sembra essere finita stamattina alle 6 ora italiana: l'Argentina non ha trovato un accordo con i suoi creditori (si vedano i tanti miei posts che parlano dell'argomento fin dal 2012) e dunque non ha rimborsato i suoi bonds. Il risultato è chiaro: il paese ha fatto default, fallimento. Per la precisione, e non è un dettaglio di poco conto, "selective default", vale a dire che l'Argentina non ha rimborsato solo una parte dei suoi titoli di stato. Sono comunque 539 milioni di $, che non rientreranno nelle casse dei creditori. Per i dettagli rimando sempre a quanto ho già scritto in passato. Il debito argentino, nel mercato dei paesi emergenti, rappresenta comunqe solo l' 1% del totale, per cui in teoria il problema sarebbe molto circoscritto. Non avendo più avuto dal primo default praticamente accesso ai mercati internazionali l'Argentina ha vissuto un periodo di autarchia finanziaria che le ha "consentito" di non indebitarsi troppo...