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Visualizzazione dei post con l'etichetta educational

120/130/150

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Il titolo è criptico, lo so. Per la verità, non sapevo come titolare il post e così ho pensato di andare subito al dunque. Questi tre numeri rappresentano lo spread, rispettivamente ed in ordine, di Stati Uniti, Spagna ed Italia contro la Germania. Dunque il differenziale di rendimento tra i titoli di stato decennali americani, spagnoli e italiani contro quelli tedeschi, praticamente benchmark mondiale. Addirittua, fino a non tanti giorni fa, il Bonos spagnolo si permetteva il lusso di pagare un rendimento inferiore a quello americano!. Dove sta la polpa del ragionamento?. Semplicemente nel fatto che questi differenziali sono troppo ristretti. Anormalmente vicini. Può un paese forte come gli Stati Uniti, dotato di sovranità monetaria, con crescita buona, pagare sui propri titoli un tasso di interesse simile a quello spagnolo, e poco più basso del nostro?. Gli Stati Uniti hanno un tasso di disoccupazione poco oltre il 6%. Noi siamo oltre il 12%, la Spagna è sopra il 20%. La Fed c...

Josè Mujica

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Un paio di  sere mi è capitato di vedere la trasmissione "Visionari", condotta da Corrado Augias, in cui si trattava il tema della fine del capitalismo. E si esaltavano le doti "divinatorie" di Karl Marx. Fin dall'inizio di questa crisi ho sempre sostenuto (e scritto anche qui) che il tempo che stiamo vivendo sarà ricordato come la lunga agonia del Capitalismo. Una pluridecennale (ad andar bene) transizione da un mondo fondato sulla produzione e sul consumo di merci (Terra, Lavoro e Capitale- i tre fattori del Capitalismo) ad uno nel quale il Lavoro sarà effetto e non causa. Vale a dire un mondo in cui si lavorerà solo quando necessario (concetto diverso dalla decrescita). Una struttura sociale nella quale le merci verranno prodotte solo quando se ne avrà la reale necessità, e non il contrario, come accade oggi. Perchè nella realtà fattuale le merci prima vengono prodotte, in quantità abnormi ed assolutamente spropositate, e poi si induce gli individui a co...

La nuova tassazione delle rendite finanziarie

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Dal 1° Luglio 2014, come sapete, entrerà in vigore la nuova tassazione delle rendite finanziare, che passerà dall'attuale 20% al 26%. Per evitare confusione ed imprecisioni che in questi giorni non mancano ho pensato di allegarvi una tabella riepilogativa. Come potete vedere, sostanzialmente ogni forma di risparmio subisce la nuova tassazione, fatta esclusione per i titoli di stato italiani, fermi al 12,5%. Peraltro, ogni strumento di investimento, come ad esempio i fondi comuni, che avessero in portafoglio gli stessi titoli italiani, pagheranno per quella parte sempre il 12,5% (c.d. "white list"). Naturalmente, la nuova aliquota scatterà per le plusvalenze maturate dal 1° in poi. Per fare un esempio: se avete in portafoglio un fondo comune che a fine 2014 avrà maturato il 5% di rendimento, di cui il 3% fino al 30 Giugno ed il restante nella seconda parte dell'anno la tassazione sarà del 20% sul 3% e del 26% sul 2% successivo.

Massa Monetaria e velocità di circolazione della Moneta

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Da moltissimo tempo non pubblicavo un post nella sezione "educational", un pò perchè il ritmo serrato degli eventi non mi ha permesso di farlo ed un pò perchè la teoria in finanza serve, secondo me, quando è direttamente ed immediatamente applicabile alla realtà.  Il grafico, sconcertante assai, che vi propongo oggi è relativo alla velocità di circolazione della Massa Monetaria negli Stati Uniti negli ultimi 10 anni. Per essere capito è necessaria, per chi non avesse sufficienti competenze tecniche in materia, qualche piccola spiegazione. Con il termine "Massa Monetaria" si indica convenzionalmente la quantità di moneta presente in un determinato sistema economico in un dato momento storico. In altre parole, e purtroppo banalizzando molto, potrei dire che la Massa Monetaria è l'insieme di tutto il denaro presente, più o meno liquido e più o meno immediatamente disponibile. Denaro, comunque, solo denaro. Quindi da questo dato vanno esclusi immobili, oro, e...

Il Fallimento ordinato delle Banche

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In questi giorni ho ricevuto diverse richieste di spiegazioni in ordine all'ultimo accordo raggiunto dai paesi membri dell'Unione Europea relativamente alle procedure concordate in caso di fallimento di una banca appartenente all'area dell'Euro. L'accordo, rientrante nella più ampia discussione attorno l'Unione Bancaria dei paesi membri prevede conseguenze molto pesanti in primis per tutti coloro che con la banca fallita hanno a che fare. In altre parole, il fallimento "ordinato" di una banca europea prevede ora innanzitutto che siano gli azionisti, gli obbligazionisti ed i correntisti della stessa i primi a dover...."pagare". Allego un servizio, stringato ma esauriente, andato in onda nel TG1 del 27/06/20013 che spiega bene il tutto.

Fama, Hansen, Shiller: a loro il Nobel per l'Economia

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Tre americani si aggiudicano il Nobel per l'Economia: Eugene Fama, Robert Shiller e Peter Hansen. Il premio è stato assegnato loro per gli studi effettuati sull'analisi empirica dei prezzi di azioni e bond e la valutazione del rischio. Fama, il più "famoso" (scusate il gioco di parole)  dei tre, fin dagli anni Sessanta dimostrò che i prezzi delle azioni sono estremamente difficili da anticipare nel breve termine (una ovvietà, onestamente, per chi lavora nel campo da qualche lustro....) e che le nuove informazioni vengono velocemente incorporate con un profondo impatto sulla ricerca e le pratiche di mercato (altra grande ovvietà....). La cosa interessante di questo nobel è che i tre premiati sono tutti molto vicini a case di investimento. Sempre Fama, ad esempio, è direttore di ricerca del Dimensional Fund Advisors, un fondo di investimento che gestisce a livello globale qualcosa come circa 300 miliardi di dollari. Quasi un anno fa (il 29/11/2012) ho scritto qui d...

Il "Vix Index" la sa sempre lunga

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Uno degli indici più usati sui mercati è il "Vix", ossia il "Volatility Index". Come dice la parola questo indice misura la volatilità, cioè le oscillazioni, di un dato prezzo. Sia riferito a bonds, equity o indici generici il Vix è un ottimo termometro del nervosismo presente sui mercati. Più l'oscillazione è violenta, più il livello dell' indice sale. E viceversa. La scala è da 1 a 100. Il grafico che vi propongo oggi è l'indice di Volatilità dello S&P 500, il paniere delle 500 società più grandi quotate a Wall Street. Ho estrapolato gli ultimi sei mesi e come si può vedere la fase correttiva che ha caratterizzato i mercati a cavallo tra Maggio e Giugno ha visto, com'era ovvio, una forte impennata della volatilità. Se ci fate caso, però, da diversi giorni a questa parte la volatilità è improvvisamente ridiscesa a livelli "standard", uguali a quelli di inizio anno. Cosa significa tutto questo?.  Semplicemente che i mercati hanno...

Il crollo del rating Italiano

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Quello che vedete sopra, e c'ho voluto fare un post a parte, è il grafico dell'andamento dei giudizi sul nostro debito da parte delle tre agenzie di ratings S&P, Moody's e Fitch. Come potete constatare solo fino a 3 anni fa le agenzie di ratings ci equiparavano quasi alla Germania, tanto per dire. Cioè ci davano un giudizio "AA" quando il massimo dell'affidabilità e della solidità di un paese è "AAA" (c.d. "tripla A"). Una discesa all'inferno velocissima, quasi verticale, anche perchè fino alla fine del 2011, cioè meno di due anni fa, tutte e tre le agenzie ci avevano concesso ancora la "A". Penso che il grafico sia talmente chiaro che non ci sia niente da aggiungere.....

La dottoressa Cannata

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In Italia,  come nel resto del mondo naturalmente, ci sono dei personaggi che hanno un ruolo "chiave" per la nostra esistenza ma di cui noi, praticamente, non sappiamo nulla. Per meglio dire, sono persone che rivestono ruoli di altissima responsabilità sociale, che hanno grandi capacità tecniche e competenze elevatissime ma che, non assurgendo mai agli onori delle cronache, sono sconosciuti al 99% della popolazione. L' 1% che ne sa qualcosa è perchè direttamente o indirettamente si occupa della stessa materia del personaggio stesso. Uno di questi è la dott.ssa Maria Cannata. "Chu fu" direte voi?. Una cantante folk degli anni 50?. Un'attivista dei movimenti antiabortisti in giro per l'Italia?. L'ultima cuoca amatoriale eliminata da "Master Chef Italia"?. Ebbene no, la dott.sa Maria Cannata è il direttore generale del ministero dell'economia ed è, soprattutto, la responsabile delle emissioni dei nostri titoli di Stato. In sintesi, ...

"Sell in May and go Away"?

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Un vecchio adagio di borsa, che sugli adagi e gli aforismi vive (con l'occasione vi invito a visitare l'apposita sezione del blog), recita "Sell in May and go Away". Che significa, tradotto, "Vendi in Maggio e vattene Via". Negli anni io questo adagio l'ho ribattezzato, con un gioco di parole, "Sell in May and go Hawaii", quindi "Vendi in Maggio e vattene alla Hawaii (a goderti i soldi delle sudate plusvalenze!). Il fatto è che la frase, ormai proverbio, ha un'impressionante serie statistica a supportare l'assunto. Come potete vedere dal grafico che allego, chi avesse investito i propri risparmi sul Dow Jones dal 1° Maggio al 31 Ottobre (LINEA ROSSA) e poi avesse disinvestito tutto, rimanendo liquido, per il restante periodo dell'anno avrebbe preso delle batoste durissime, perdendo un sacco di soldi. Chi invece avesse fatto l'esatto contrario, quindi comprando titoli del DJ dal 1° Novembre fino al 30 Aprile (LINEA VERDE)...

Big Mac Index

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Il giornale economico "The Economist", nel 1984, tra il serio ed il faceto decise di introdurre un nuovo indice per calcolare la congruità del cambio tra le valute: il "Big Mac Index". Si, è proprio come pensate: l'indice si riferisce al prezzo di un Big Mac, il celebre panino della Mc Donald's. Il problema nasceva da una considerazione: come può una valuta, ad esempio l'euro, essere più o meno considerata rispetto ad un'altra, ad esempio il dollaro?. In altre parole, attraverso quali criteri "oggettivi" poteva ritenersi una valuta sopravvalutata o sottovalutata nei confronti di un'altra?. The Economist decise così di creare un indice che fosse il più veritiero possibile. Per far questo pensò al Big Mac, che racchiudeva in se alcuni aspetti economici sorprendenti: 1) E' diffuso in ogni angolo del mondo. 2) Ovunque è composto dagli stessi, identici, ingredienti. Ha la stessa forma e packaging ovunque. 3) Ha un valore ...

I dieci Comandamenti!!

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Lo scandalo che in questi giorni sta travolgendo Monte dei Paschi di Siena (per nulla improvviso, ma anzi ampiamente e con larghissimo anticipo previsto) deve essere un monito a tutti gli investitori, grandi o piccoli, su alcune buone regole da seguire per i propri risparmi ed il loro impiego. Come Gesù diede a Mosè i dieci comandamenti, io rimetto a voi le regole auree del buon investitore (giusto per fare un parallelismo che mi pare calzante!. Ovviamente scherzo...): 1) Semplicità. Investite in prodotti di cui capite il funzionamento, anche se per sommi capi. Quello che non capite non lo comprate. 2) Diversificazione. Mai investire tutti i propri risparmi in un solo asset (immobiliare, azioni, obbligazioni, materie prime, etc): vale il "principio dell'orto" ; sarebbe del "giardinetto" ma io uso il termine orto perchè mi pare più appropriato (!). Una coltivazione può non dare frutti, o darne di marci. Se ne pianti dieci tipi diversi, se non altro grazie ...

L'indice ITRAXX

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Chi segue quotidianamente o quasi l'andamento dei mercati internazionali, di qualunque genere essi siano, avrà notato che questo nuovo anno è partito sotto l'egida di una rinnovata, diffusa, fiducia. Fiducia nella possibilità che il 2013 sia l'anno della svolta, fiducia nella capacità dei paesi in difficoltà di sapersi riprendere, etc... Uno degli indicatori più interessanti ed affidabili per verificare se questo clima di fiducia si ripercuote anche nei freddi numeri degli investitori professionali è l'indice ITRAXX. Si tratta di uno strumento finanziario derivato che offre la possibilità di prendere posizioni sulle probabilità di default (fallimento) di un paniere di titoli emessi. Questo indice, a sua volta diviso in vari altri strumenti (per esempio, iTraxx per l'Europa, iTraxx per il settore auto, iTraxx Europe Crossover per i titoli privi di rating, iTraxx Energy...) copre tutte le aree geografiche esclusi il Nordamerica e i Paesi emergenti, ed è gestito d...

Reinhart e Rogoff: "Questa volta è diverso"

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Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff sono due brillanti economisti. Nel 2009 hanno dato alle stampe un bellissimo libro, intitolato "Questa volta è diverso. Otto secoli di follia finanziaria". I due sostengono che nel corso dei secoli gli uomini sono ricaduti sempre nello stesso errore: quello di considerare una fase di crisi economica, che può portare ad uno o più defaults di paesi sovrani, sempre diversa dalle altre, come se ciascuna non fosse mai ripetibile e non avesse niente a che fare con le precedenti. "Questa volta è diverso" appunto!. Invece secondo Reinhart e Rogoff non solo le crisi sono spesso identiche alle precedenti, per cause scatenanti e sviluppo temporale, ma finiscono colo produrre gli stessi effetti. Malgrado questo...ci ricaschiamo sempre. Reinhart e Rogoff analizzano nel libro ben 250 casi di default del debito estero sovrano e circa settanta casi di insolvenze sul debito domestico (quello cioè collocato all’interno del paese emittente e ...

Finanza Comportamentale: l'Overconfidence

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Un altro bias che evidenzia la finanza comportamentale, dopo quello dell'istinto gregario di cui ho parlato diversi posts fa, è la cosiddetta overconfidence, e cioè un eccesso di fiducia nelle nostre conoscenze e capacità. Se a partire dagli anni ’50 i modelli della finanza erano andati condensandosi in astrazioni dense di calcoli matematici, costruite attorno a degli agenti umani di cui si presupponeva la perfetta razionalità,  con l’avvento della finanza comportamentale si sono fatti largo – per la prima volta – degli studi empirici da cui è stato possibile determinare come i nostri processi decisionali, in condizioni d’incertezza, siano popolati di sistematici errori. Spesso, dunque, sbagliamo. E ciò accade perché le nostre informazioni sono incomplete e la nostra razionalità è influenzata dalle emozioni. Tendiamo naturalmente a credere di sapere cose che invece non sappiamo affatto, e ad attribuirci competenze e capacità superiori a quelle di cui effettivamente disponiam...

Quando si tira lo sciacquone!

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Sui mercati finanziari la gergalità è di casa e molti termini di uso domestico sono ripresi per esprimere sentimenti o concetti molto semplici. Uno di questi è il "washout", in italiano lo sciacquone. SI, proprio quello che ognuno di voi manovra giornalmente nel suo bagno di casa. In gergo finanziario il washout esprime una seduta o più sedute di borsa in cui regna assoluto il panico: tutti vendono indistintamente e "scaricano" letteralmente i titoli in portafoglio a qualsiasi costo. Una sciacquata e passa tutto. Oggi propongo un grafico che mette a confronto l'andamento, negli ultimi 5 anni (quindi un lasso di tempo considerevolmente lungo, e quindi piuttosto attendibile), di alcuni titoli azionari americani quotati a Wall Street. Sei titoli per sei settori diversi. Ognuno dei titoli è tra i principali protagonisti del proprio settore merceologico: Google per la tecnologia, Pfizer per il farmaceutico, Goldcorp per il settore aurifero, Anadarko per il setto...

Ad un soffio da quota 2.000.

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Ormai ci siamo, manca davvero pochissimo. Ancora 5 mld di € ed il nostro paese "riuscirà" per la prima volta a sfondare la soglia psicologica dei 2.000 mld di € di debito pubblico. 33.000,00 € a testa, neonati compresi. Una montagna enorme!. Il grafico pubblicato da Reuters che potete vedere (e ingrandire) a fine post rappresenta il debito pubblico dei paesi dell'area euro in percentuale del Pil. La Grecia, com'è noto, domina incontrastata, con un poderoso 150%, ma noi siamo appena dietro, sul secondo gradino del podio: 126%. Seguono gli altri due "pigs" d' Europa, Portogallo ed Irlanda. Le differenze tra paese e paese sono molto forti: la Svezia naviga in acque dorate con il suo 37,3% e molti altri paesi (tutti quelli sotto il 60%) possono dormire sogni tranquillissimi. Ma anche chi  ha percentuali maggiori può stare relativamente sereno: la Germania, ad esempio, considerata giustamente il paese più forte dell' Ue pur avendo un debito all...

Piger: un modello per prevedere le recessioni

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Jeremy Piger è un economista e professore all'Università dell'Oregon. E' praticamente sconosciuto in Italia (in rete non si trovano tracce in italiano che parlano di lui) ma assai considerato dalla Federal Reserve, che non a caso nel suo sito (dal quale ho tratto il grafico che vedete a fine post) lo cita piuttosto frequentemente. Piger ha messo a punto un modello statistico per calcolare le probabilità di una recessione negli Stati Uniti. La serie sviluppata da Piger ha valenza mensile e si fonda sulla rielaborazione dinamica di quattro indicatori economici-chiave dell'economia a stelle e strisce: i "non farm-payroll employment", cioè il numero degli impiegati nei settori non agricoli, l'"index of industrial production", quindi l'indice della produzione industriale, il "real personal income excluding transfer payments", vale a dire il reddito personale reale esclusi i pagamenti da trasferimenti ed infine il "real manufactur...

Misurazioni dei rendimenti: il Tracking Error

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Uno degli aspetti più importanti per chi ha sottoscritto un fondo comune di investimento è quello di conoscere quanto sia cresciuta la propria ricchezza, o meglio quale sia stata la performance prodotta dal gestore del fondo in un determinato periodo di tempo e  in confronto ad un parametro di riferimento certo ed univoco per tutti. In altre parole: l'investitore che detenesse, ad esempio, un fondo azionario America non vorrà soltanto conoscere il rendimento del prodotto ma anche come si è comportato in riferimento ai suoi competitori e all'indice di borsa sul quale investe. Se l'indice S&P 500, che raggruppa le 500 società più grandi degli Stati Uniti, avrà ottenuto una performance annua del 10% ed il fondo azionario America avrà fatto il 15% potremo dire che il fondo avrà sovraperformato il "benchmark", cioè l'indice S&P 500. Il benckmark quindi è il parametro su cui valutare l'attività del gestore e quasi sempre è composto da freddi indici  ...

La teoria del Cigno Nero

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Nel 2007 il "Sunday Times" inserì il libro "Il cigno nero" tra i testi che avrebbero cambiato il mondo. Il Sunday Times aveva perfettamente ragione. Scritto da Nassim Taleb, attualmente gestore di un importante hedge fund e professore all'Università del Massachusetts di "scienze dell'incertezza", il libro sviluppa la teoria secondo la quale eventi casuali e completamente imprevisti accadono continuamente alla faccia di chi pensa di arginarli. Il termine "cigno nero" non è copyright di Taleb, ma addirittura del poeta latino Giovenale, e diventa un vero e proprio modo di dire intorno al 1500, quando nelle discussioni filosofiche si voleva indicare un fatto impossibile o altamente improbabile. Siccome tutti i cigni noti allo scibile umano erano solo e soltanto bianchi si riteneva impossibile l'esistenza di un cigno nero. Tutto bello fino a quando alcuni esploratori europei non trovarono, in Australia, il cygnus atratus, natural...