giovedì 14 marzo 2013

Le Porte di Tannhäuser

Chi di voi non ha mai visto, almeno una volta nella vita, il mitico film "Blade Runner" di Ridley Scott?. Malgrado siano ormai passati oltre trent'anni dalla sua prima uscita molti ricorderanno l'ultima frase che pronunciò Roy Batty, il replicante interpretato da Rutger Hauer: "Ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare,navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. E' tempo di morire".
Ora mi sono spesso chiesto a cosa si riferisse Batty quando parlava delle "Porte di Tannhauser", perchè nel film non c'è alcuna spiegazione. Qualche ricerca sulla rete non dissolve il mistero e dunque deve per forza di cose trattarsi di un'invenzione fantascientifica. Un mondo o un posto inesistente, immaginario. Un mondo che può essere varcato oppure no. Oltre il quale si può avere il coraggio di vedere oppure prima del quale la paura ci costringe a rimanere.

Ecco allora che le "Porte di Tannhauser", per l'Unione Europea, sono quelle di un'aera euro vera e propria.

Un’area valutaria ottimale è definita da quattro criteri, ovvero mobilità del lavoro, mobilità dei capitali e flessibilità dei salari, trasferimenti fiscali automatici redistributivi e simultaneità dei cicli economici tra i paesi dell’area.
La mobilità del lavoro c’è sulla carta, ma non c’è in pratica. I capitali sono stati fin troppo mobili negli anni scorsi e ora lo sono troppo poco. Il credit crunch e la diffidenza tra le banche dell'area resta alta. La flessibilità dei salari è quasi inesistente. I trasferimenti automatici, che in un’area che funziona dovrebbero essere temporanei, al momento non esistono e, quando ci saranno, avranno natura permanente. Siamo ancora al Fondo Salva Stati, che sostanzialmente si sta concretizzando in un enorme baraccone goffo ed impacciato. La simultaneità del ciclo è completamente saltata. La Germania cresce, qualcuno galleggia ed il resto della truppa sta annegando.
I politici europei, a questo punto, si trovano in mezzo al guado in una posizione molto scomoda che solo la Merkel ha qualche interesse a prolungare per mantenere il consenso elettorale di cui gode. Il rischio del rinvio dell’unione dei trasferimenti è che il costo per la Germania diventi alla fine sempre più alto. La progressione del debito pubblico dell’Eurozona è stata rallentata con enorme fatica, ma la mancanza di crescita economica e la crisi di consenso rischiano da un momento all’altro di farla riesplodere.

Insomma, al momento nessuno in Europa vuole varcarle, quelle porte. Forse occorrerà una spinta poderosa, che potrebbe anche venire dai popoli delle aree più depresse dell'Unione, o forse, come già in qualche modo avviene, dai mercati, che spingono per una integrazione più forte. 


Di sicuro non possiamo rimanere dove siamo ora, esattamente sulla soglia.

O di qua, o di là. Non c'è alternativa. Le due Germanie non decisero di unificarsi parzialmente, un pezzetto alla volta o solo per alcune finalità. Fu una fusione, politica, sociale, economica e finanziaria. Così dovrà essere l'Europa se vorrà far sopravvivere la sua moneta. Altrimenti varrà la seconda parte della celebre frase di Batty: "...tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. E' tempo di morire".





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