19° Congresso del Partito Comunista Cinese: punto di svolta?




Il 18 Ottobre prossimo sarà una data importante: si apre infatti il 19° Congresso del Partito Comunista Cinese, che si svolge ogni 5 anni e che storicamente detta le linee politiche ed economiche per il successivo quinquennio.
E' un appuntamento rilevante non soltanto per il paese della Grande Muraglia, ma anche per il resto del mondo, e naturalmente, per quanto mi compete, per i mercati finanziari, azionari ed obbligazionari.
Detto per inciso: l'economia cinese resta in ottima salute, il suo ciclo economico è tuttora bene impostato (6,7% di crescita del Pil nel 2016, 6,9%-addirittura- nel secondo trimestre del 2017), con risultati superiori alle aspettative e poche nubi all'orizzonte, che al momento non costituiscono un grande problema ma che potrebbero generare in futuro qualche temporale di non poco conto.
L'appuntamento di questo ottobre è molto importante non tanto per la conferma del leader Xi Jinping (sembra scontata la sua rielezione) quanto per il fatto che cinque dei sette membri del Comitato Permanete-il cuore del potere, andranno in pensione e verranno sostituiti.
Sette potentissime persone decidono praticamente il destino di un miliardo e quattrocento milioni di persone. E se di sette cinque ne vengono sostituite in un colpo solo capite bene che gli scenari che potrebbero aprirsi non sono ancora ben chiari. Ogni membro del Comitato Permanente è espressione di un nucleo di interessi, potere, lobbies,territori, caste e quant'altro ed ė evidente che formare "maggioranze" solide in un paese dalle mille complessità è esercizio non facile.
Anche perchè è impossibile non porsi la più ovvia delle domande: come può un  paese senza una vera democrazia, senza un vero sistema di libero mercato e senza un vero riconoscimento dei diritti civili ed umani  di ogni cittadino non essere ancora collassato?.
Anzi, secondo Bruce J.Dickson,  direttore del centro di studi asiatici della George Washington University, i dirigenti cinesi godono ancora di una certa popolarità.
E ne spiega i motivi, riassumibili in uno soltanto: i cinesi stanno sempre, economicamente parlando, meglio. I salari crescono costantemente ed il benessere comincia ad incunearsi in un sempre maggior numero di persone e classi sociali.
La Storia, quella con la S maiuscola, insegna che è sempre stato così: un regime dittatoriale resiste fino a quando è in grado di generare benessere. La repressione sanguinaria non serve.
"Franza o Spagna, purchè se magna" diceva il Guicciardini...
Le nubi che i nuovi sette dovranno sgomberare dal cielo, per renderlo più terso possibile, saranno un livello di indebitamento delle aziende che ha raggiunto il 175% del Pil, il rischio di una bolla immobiliare, la definitiva riconversione da un'economia industriale ad un'economia di servizi, la necessità dell'ennesima riforma agricola, i rapporti con Kim Jong Un-e di conseguenza con gli USA- e la gestione dell'immenso credito che i cinesi hanno proprio con gli americani (sono i più grandi detentori del debito pubblico statunitense).
Insomma, un ricambio di cui ancora agli occhi occidentali è dato poco o nulla sapere ma che di certo potrebbe costituire una svolta. Ed avere ripercussioni pesanti (in negativo ma anche in positivo!) su tutte le piazze finanziarie mondiali.


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