venerdì 12 ottobre 2012

Frontier Markets. La nave sta salpando.

I Frontier markets,  "Mercati Frontiera", sono un particolare, ed ancora molto giovane, asset d' investimento. Con questa dicitura vengono inclusi tutti i paesi caratterizzati da un basso reddito pro capite e da mercati dei capitali relativamente sottosviluppati rispetto a quelli dei paesi emergenti (emerging markets). Sono quindi paesi in forte crescita economica, ma soggetti a rovesci improvvisi ed a turbolenze "vivaci", sia politiche che sociali.
Sono paesi non ancora rientranti tra gli "emergenti", ma che ambiscono ad esserlo.
In giro per il mondo ne sono stati localizzati quasi trenta: quelli nell'area del Medio Oriente assorbono circa il 60% del totale; il resto va cercato nel continente africano, in alcune aree dell'Europa Orientale e in Asia. La localizzazione di questi paesi è molto indicativa perchè esemplifica bene le linee di sviluppo che essi perseguono: paesi africani come Angola, Etiopia, Eritrea, etc crescono sulla spinta dell'influenza cinese (il paese della grande muraglia da anni compra centinaia di migliaia di ettari di terra di questi paesi per destinarla all'agricoltura e sfamare la propria popolazione), mentre paesi come il Qatar usano la leva degli introiti petroliferi per diversificare le loro strutture produttive. Sono quindi molto diversi tra loro ma hanno un grande punto in comune: un potenziale di crescita inespressa enorme!.
Basti pensare al solo fattore demografico: mentre ad esempio in Italia nel 2050 avremo due anziani su tre tutti i paesi di frontiera messi insieme hanno una popolazione di circa 800 milioni di persone, composte per il 60% da giovani sotto i 30 anni. Questo significa una sconfinata forza lavoro e uno stato sociale tutto da costruire e che per moltissimi anni non peserà praticamente nulla sui rispettivi bilanci statali.
Inoltre, questa enorme forza lavoro di fatto rende basso il costo dello stesso e le immense materie prime a disposizione (questi paesi ospitano il 41% delle riserve mondiali di petrolio e il 26% di quelle di gas) consentono e consentiranno loro di non dipendere da stati terzi.
Praticamente, dei tre fattori della produzione che ogni studente di economia ha imparato a conoscere dal primo anno di università ne manca uno solo: il capitale. Che guarda caso è in mano ai paesi sviluppati. Gli altri due fattori, lavoro e materie prime, abbondano.
E' evidente quindi che quando i paesi sviluppati (e la nave è salpata già da un pò) decideranno di iniettare tanti capitali in questi paesi il balzo in avanti che essi produrranno sarà considerevole e presumibilmente definitivo.
Oggi il Pil dei paesi di frontiera è solo il 4,4% del Pil mondiale e le valutazioni dei loro mercati azionari sono molto convenienti, perchè la "strada" è stata  aperta ma per ora siamo al sentiero. Quando arriveremo alle due corsie sarà già troppo tardi...





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