martedì 27 novembre 2012

L'Irlanda alza la testa

Nel mio post dell' 11 Ottobre scorso ("La cura ucciderà il malato?") mi chiedevo chi, tra Usa ed Europa, avesse scelto la strada migliore per combattere questa pesantissima recessione che ci avvolge ormai da 4 anni. Da un lato il modello americano, fatto di disavanzo, tagli alla spesa ma nessun aumento delle tasse, ed anzi una politica economica super accomodante da parte della Fed. Dall'altro il modello scelto dall'Unione Europea: rientri draconiani dai debiti pubblici, tagli alla spesa ma soprattutto repressione fiscale, con aumenti generalizzati sulle imposte e sulle tasse.
Ebbene, tra i grandi malati d'Occidente, l'Irlanda, ad un controllo medico di routine, sembra stare meglio. Mi verrebbe da dire....molto meglio!. Per carità, siamo ancora all'inizio di un lunghissimo percorso di convalescenza, ma quello che sembrava tra i maggiori candidati al trapasso economico, dopo ferocissime (purtroppo) cure sembra dare ottimi segnali di recupero.
Vediamo:
1) I bond irlandesi a 9 anni hanno rendimenti in picchiata. Un calo deciso. Dal 15% ed oltre di Luglio 2011 all'attuale 4,5% circa (si veda il grafico a fondo post). Un tasso praticamente pre crisi. Questo significa meno deficit, rifinanziamento più agevole, meno interessi da pagare sul debito.
2) di conseguenza, anche il costo per assicurarsi contro il default (CDS) irlandese è crollato: da oltre 700 punti base ad appena 200.
3) L'Irlanda ha ripreso a finanziarsi con regolarità sul mercato internazionale, a tassi "umani".
4) Fitch, una delle tante odiate società di ratings, ha fiutato l'aria ed ha deciso, pur tenendo stabile il rating, di modificare l'outlook (la "previsione") da negativa a stabile.
5) Cominciano a tornare capitale stranieri in cerca di investimenti.
Certo, come detto, la strada è lunghissima, ma questi sembrano essere dati che perlomeno forniscono qualche speranza. Una piccolissima, ma visibile, luce in fondo al tunnel.






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