sabato 1 dicembre 2012

Terra!

Da qualche tempo l'industria del risparmio gestito ha lanciato una serie di fondi comuni di investimento specializzati nel più tradizionale degli "averi": la terra da coltivare. L'idea di fondo che ha spinto molti players del settore a credere in questo asset risiede in una serie di considerazioni, alcune delle quali oggettivamente incontestabili, come quella che la terra da adibire ad uso agricolo non è infinita, anzi tende a diminuire, soppiantata, di anno in anno, dalla cementificazione. 
Anche a me questo asset convince molto, ma sono per investirci attraverso fondi comuni o comparti di sicav: comprare fisicamente terra da agricoltura comporta conoscenze tecniche non indifferenti (ogni terreno ha la sua "resa" ed è fondamentale capire se il terreno che si acquista ha i requisiti giusti, come sapere se nei dintorni ci sono fonti di approvvigionamento di acqua, ad esempio). Inoltre, richiede un impegno temporale (per la messa a rendita) inconciliabile con qualsiasi altra professione che non sia quella dell'agricoltore.
Ci sono poi altre considerazioni a favore di questo asset. La Cina ha da poco dato il via libera per il secondo figlio e nel mondo nascono ogni giorno 200.000 bambini. Ognuno di loro rappresenta una bocca da sfamare e un fabbisogno nutrizionale di almeno 1350 calorie, nel migliore dei casi. Certo, nel mondo ogni giorno si muore anche, ma ad oggi la variazione nati/morti è nettamente a favore dei primi. 
Durante lo svolgersi delle umane vicende, la popolazione umana è stata soggetta alle normali leggi di natura che ne guidavano i flussi. Se poi a queste si aggiungevano guerre e carestie, pestilenze e malattie di varia natura si capisce come gli esseri umani, fino a 200 anni fa, non costituissero nessuna minaccia per il Pianeta.
Un limite che è stato oltrepassato (per fortuna di molti) grazie allo sviluppo scientifico e tecnologico. Purtroppo, però, un elemento estremamente positivo come il progresso, è stato sfruttato all’estremo. Troppo.
40 anni fa, il tasso medio di crescita della produzione agricola per ettaro era del 3,5% l'anno in corrispondenza di una crescita della popolazione del 2%. Oggi, invece, la resa agricola è scesa dell‘1,5%, anche a causa della desertificazione, dell’impoverimento della terra che rende sempre di meno in quanto tendenzialmente sterile o sfruttata per la costruzione di nuove case o infrastrutture.Non solo, ma anche lo sfruttamento dell'ingegneria genetica non sta dando i risultati sperati, sia per quanto riguarda l'uso di fertilizzanti chimici (che tendono a peggiorare la situazione), sia per le coltivazioni transgeniche che, a differenza di quanto previsto, vengono attaccate lo stesso dai parassiti che in realtà avrebbero dovuto evitare. Questo per un motivo molto semplice: gli insetti hanno altissime capacità di adattamento e una capacità riproduttiva molto alta unita a una vita breve. Il risultato che si ottiene da ciò è che nel giro di poche generazioni (che in età umana corrispondono a poco più di un decennio) il loro metabolismo si è già abituato a difendersi dal gene nemico e sono dunque capaci di infestare nuovamente la coltivazione. Coltivazione creata per lo più da sementi sterili perchè bloccate dal brevetto delle multinazionali come la Monsanto. Il progetto base è quello di vendere ai produttori semi transgenici sterili in modo da costringerli, una volta terminato il ciclo vitale della pianta con la raccolta, a ricomprare le sementi dal produttore, proprio perchè impossibile ricavarne di nuovi dalla pianta stessa come si è sempre fatto per millenni.











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